Site menu:



STORIA

                                                                        La storia dell'Uva Casavecchia

 

Sui Colli Trebulani i vigneti degradano dolcemente sulle colline, produrre vino Casavecchia è un’ arte che si tramanda da tempo, sostenuta dalla natura favorevole e da fattori pedoclimatici propizi.                                                                                                                        

In merito a questo “dono” che la natura ci ha magnanimamente elargito, Il Dott. Di Giovannantonio Antonio ha stilato, con la passione che lo contraddistingue, un articolo relativo al suo “incontro” e dell’ ”amore” , ulteriormente irrobustito nel corso degli anni, con il vitigno “Casavecchia” . Rammentiamo che Antonio è un discendente diretto di Prisco Scirocco(era il bisnonno), il proprietario del rudere da cui il vitigno ha preso appunto il nome “Casavecchia”.

 

Riteniamo giusto è corretto pubblicare la seguente storia:

 

Oggi ho quasi quarantaquattro anni, svolgo attività di consulenza nel settore vitivinicolo per diverse aziende della Campania, i miei primissimi ricordi sul vitigno Casavecchia risalgono ad una calda estate del 1990. Preparavo il mio esame di maturità tecnica che sostenni presso l’Istituto Agrario Statale A. Scorciarini Coppola in Piedimonte Matese. Una delle mie materie di esame fu Coltivazioni Arboree, che comprendeva allora anche la parte di viticoltura.
Ebbene, proprio mentre leggevo durante lo studio le varietà di vite da vino più diffuse in Italia e in Campania, rimasi molto sorpreso del fatto che non comparisse il vitigno Casavecchia, fino al punto di aggiungerlo a matita sul testo che stavo utilizzando e di menzionarlo durante il mio esame orale, tra lo stupore e  lo sguardo stranito dei commissari che nulla sapevano di quell’uva.
Qualche anno più tardi, da studente al terzo anno presso la Facoltà di Agraria “Dell’Università Degli Studi Di Napoli Federico II”, durante uno dei miei tanti fine settimana pontelatonesi, mi trovai a parlare piacevolmente con uno dei vecchi agricoltori del posto, il signor Nicola Carusone, agricoltore e commerciante della zona, il quale mi raccontò una storia bellissima a metà tra fiaba e realtà, tra incanto e disincanto.
 

Quella storia segnò nella mia mente e in quello che sarebbe accaduto successivamente, una svolta importantissima e soprattutto rappresentò l’inizio di un percorso che solo oggi ha iniziato a dare frutti straordinari.
L’anziano “Zi Nicola” come amiamo dire a Pontelatone, mi fece una domanda alla quale non seppi rispondere, mi chiese: “ma tu lo sai come è nata l’uva Casavecchia?” Dopo il mio silenzio iniziò finalmente a raccontarmi la storia. Mi disse che il mio bisnonno, Prisco Scirocco, nato a Pontelatone nel 1875 ed ivi morto nel 1962, trovò quando aveva un’età di 30-35 anni, all’interno di un rudere di sua proprietà, oggi ancora esistente nei pressi della vecchia masseria denominata “Ciesi” e in tenimento amministrativo del comune di Pontelatone, una vite che aveva almeno cento anni, che dava un’uva ottima per la produzione di vino rosso.
Secondo il racconto di “zi Nicola”, il mio bisnonno iniziò a prelevare da quella vite secolare delle talee con le quali impiantò un primo filare di viti, mi raccontò anche che la gente di Pontelatone e del vicino comune di Castel Di Sasso iniziò ad andare dal Prisco Scirocco per ottenere delle Talee allo scopo di piantarle nei loro vigneti, quella gente secondo il racconto iniziò a dire: “jamme a piglià l’uva e chella casa vecchia”; che in gergo dialettale locale significava “andiamo a prendere le talee dell’uva nata in quella casa vecchia, da cui derivò il nome del vitigno Casavecchia”.
 

Quel giorno appresi quella che per me è stata ed è ancora oggi una fiaba bellissima, che nessuno mi aveva mai raccontato, ma con molto scetticismo ero portato anche a pensare che magari quella fiaba poteva essere solo il frutto di fantasie popolari, alimentate magari ancor di più dalla tradizione orale. A quel punto mi ricordai che diversi figli del Prisco Scirocco, ovvero, gli zii di mio padre, erano ancora in vita, si trattava di Scirocco Giuseppina e di un altro suo fratello, Scirocco Guarino, oggi ancora in vita. Volli subito incontrare i figli del vero Padre del Casavecchia, nel desiderio di farmi raccontare anche da loro la bellissima e singolare storia.
Il racconto di Guarino e di Giuseppina era di un realismo sconvolgente e non mostrava alcuna discrepanza rispetto a quello raccontatomi da Nicola Carusone.
I giorni scorrono veloci, gli anni anche, così iniziai una tesi di Laurea sperimentale, finalizzata alla caratterizzazione ampelografia del Casavecchia, allo studio delle sue attitudini vegeto-produttive e soprattutto al suo inserimento nel Registro Nazionale Delle Varietà di Vite, avvenuto con successo nel luglio del 2002.
 

La registrazione del Casaveccchia al Registro Nazionale, fu passo essenziale ed indispensabile per l’ottenimento della DOP Casavecchia di Pontelatone, senza quella benedetta registrazione la tanto agognata DOP non sarebbe mai potuta arrivare.
Nel 1995, quando iniziai la mia Tesi di Laurea in viticoltura, di viti Casavecchia ce ne stavano solo poche centinaia in tutto il territorio di Pontelatone, oggi invece, diverse sono le aziende che producono vino Casavecchia, proponendolo ai turisti che visitano il territorio e commercializzandolo sia sul territorio nazionale che all’estero.
Un tempo quando a Caserta o a Napoli si pronunciava la parola Pontelatone, nessuno sapeva della sua esistenza, oggi invece quando si dice Pontelatone sia a Napoli che a livello Nazionale, molti dicono: “dove si produce il vino Casavecchia?” E’ proprio questa la valorizzazione dei territori attraverso il vino e attraverso i cibi, perché l’enogastronomia è amore, è comunicazione è un vero e proprio linguaggio che dobbiamo tutelare, difendere, migliorare, veicolare ai turisti e lasciarlo in eredità ai nostri figli.
Oggi il vino Casavecchia è un potente nettare dall’intenso colore rosso con riflessi violacei che sono tanto più intensi quanto più esso è giovane, man mano che invecchia, quei riflessi violacei scompaiono sempre di più cedendo il posto al rosso rubino. Detti riflessi sono dovuti ad un elevato contenuto in malvidine che sono pigmenti tipici del Casavecchia che presenta anche un quadro polifenolico molto importante, che lo rende particolarmente idoneo all’invecchiamento di lungo periodo.
Personalmente ho avuto la fortuna di stappare una mia bottiglia del 2001, una delle mie prime vendemmie, quel vino era fantastico, presentava ancora un meraviglioso colore rosso rubino, dei tannini molto rotondi, grandiosamente  limati dagli anni e soprattutto, tutti i sentori e i ricordi di un’annata straordinaria, mai più rivista, la 2001.
 

Signori! Il Casavecchia è questo! E’ un vino che a mio modesto avviso ha bisogno dei suoi tempi, può essere davvero apprezzato e valorizzato solo in seguito ad un affinamento in rovere di 15-18 mesi e ad un successivo affinamento in bottiglia di almeno 4 o 5 anni.
Ritengo personalmente, in base alla mia esperienza che un eccellente Casavecchia, ottenuto dalle uve migliori, possa raggiungere tranquillamente i 20 anni e più di invecchiamento, perché nell’assaggiare la predetta annata 2001 mi son reso conto che quel vino oltre ad essere ancora eccezionale, non era ancora nella sua fase discendente e che aveva tanto da dare in futuro!
Tutto questo percorso vitivinicolo da me descritto anche in maniera piuttosto sintetica è stato fondamentale e indispensabile per la nascita della DOP Casavecchia di Pontelatone, figlia di un vitigno semisconosciuto che si era quasi estinto.
Oggi la DOP Casavecchia di Pontelatone è per la sua estensione territoriale una delle più piccole se non la più piccola d’Italia, proprio per questo è naturalmente incline ad un discorso di elevata qualità, si tratta di una DOP dal grande e glorioso futuro, ci scommetto!
Sento forte l’esigenza di menzionare persone ed amici che hanno condiviso con me molte tappe del percorso descritto.
Oltre alle persone già citate precedentemente, un pensiero fortissimo va innanzitutto a mia madre, che mi sostenne economicamente quando ancora da studente iniziavo a svolgere i miei primi esperimenti sul vitigno, ricordo poi con molta ammirazione e stima il mio professore e insigne maestro di viticoltura “Maurizio Boselli”, col quale preparai la mia tesi di laurea sul Casavecchia, fu il primo a credere con me nel vitigno. Dopo la mia tesi di laurea, allo scopo di ottenere la predetta registrazione, fu necessario e indispensabile continuare il lavoro scientifico sul vitigno Casavecchia per altri tre anni, ed in questo, l’allora sindaco Alfonso Cutillo (patron del caseificio “La Baronia”) ebbe un ruolo fondamentale, perché fu sindaco capofila di un’associazione tra quattro comuni, Castel di Sasso, Formicola, Liberi e Pontelatne. L’associazione in cui Alfonso fu il leader, mise a disposizione 100 milioni di vecchie lire per una convenzione di ricerca con l’università.
 

Un ultimo ma non meno importante pensiero speciale va agli amici dell’agriturismo Le Fontanelle in Pontelatone, Pasquale Izzo, Francesco Izzo e lo Chef Vincenzo Civitella, perché nel lontano ma vicino 2006 furono i primi a credere nelle mie capacità professionali conferendomi una consulenza vitivinicola. Detta fiducia è stata ripagata con la nascita di due bellissimi prodotti, il Casavecchia Petronilla e il Casavecchia San Laro, il primo è il vino rosso che viene commercializzato già nel mese di maggio dell’anno successivo a quello della vendemmia, il secondo invece è il vino rosso che nasce dalle migliori uve Casavecchia dell’azienda, che viene affinato 15/18 mesi in piccole botti di rovere e che viene commercializzato dopo almeno cinque anni dalla vendemmia.
Sono particolarmente fiero del Casavecchia San Laro, perché a mio modesto avviso rappresenta quello che per me deve essere un vero Casavecchia, un vino senza fretta oserei dire slow, che fa degli anni e del tempo indispensabile al suo affinamento i suoi alleati migliori.

Pontelatone 03/05/2015
Dott. agr. Antonio Di Giovannantonio